Lieto fine

L’oblio del dolore è dolce. Ammette soltanto il ricordo di quello che ci ha reso felici. È un modo bellissimo che abbiamo sviluppato per riuscire a sopravvivere alle ferite insostenibili.

Se facesse bene pensarci non sarei qui a farlo. Lo sai che ho un rapporto controverso con quello che reputo salutare: però sono convinta che se le cose finiscono è perché debbano farlo, altrimenti non finirebbero. E se finiscono hanno necessità di  farlo in modi abbietti e feroci, altrimenti continuerebbero. Per questo sono grata di averti insultato: è il modo abbietto e feroce che ho trovato per perderti senza farmi male. Sensate esperienze e necessarie dimostrazioni, se la memoria sbiadita del mio Galileo non mi inganna.

Hai riso quel giorno in cui dal nulla ti ho detto che non c’è niente che finisca bene. Non c’è niente che duri per sempre piuttosto, hai risposto, e non sapevi che ridendo potevi farmi male per sempre davvero. Pioveva troppo per non accorgersene e troppo poco perché fosse davvero la fine e quello non era nemmeno più un abbraccio, solo un carico di inutile nostalgia come sempre avviene negli attimi che ci appaiono sottratti.

Senza paura oggi ti dico che mi sbagliavo. Finire, finisce sempre tutto. Ma a finire bene ci sono le diete: almeno poi, puoi tornare a mangiare tutto quello che ti pare.

È il mio liete fine. E davvero mi sembra che sia  l’unico degno di nota.

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