Tanatosi o della Non Assunzione di Responsabilità.

Nel mondo animale è chiamato Tanatosi, dal greco “thanatos”: “(θάνατος): è un comportamento che alcune specie adottano sia quando si sentono minacciati (difesa) sia quando si trovano in situazioni in cui devono mostrare aggressività (attacco).

È diffuso negli insetti ma è presente anche in ragni, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi e  consiste nella simulazione di uno stato di morte apparente, con sospensione totale dei movimenti, accompagnata a volte dall’esposizione delle parti ventrali e dall’apertura della bocca; alcuni rettili poi, espellono liquidi maleodoranti simili al caratteristico odore che ha la carne in putrefazione.

In ultimo, la tanatosi è utile ad alcuni pesci per predare, anziché salvarsi.   Si adagiano  sul fondo sedimentoso del mare ed assumono una colorazione a macchie; in tal modo, gli animali “spazzini” che si cibano di pesci morti si avvicinano, ma restano vittime dell’attacco.

Essendo l’uomo un mammifero e non essendosi evoluto quanto basta, a mio avviso, da maturare comportamenti di difesa e attacco propri,  il discendente dell’ Homo Sapiens ricorre spesso e volentieri alla tanatosi , in genere in momenti in cui la sua vita non è assolutamente minacciata.

La tanatosi umana è riconoscibile da piccoli ma importantissimi fattori: spessissimo è associata all’ottundimento sensoriale provocato da alcol, droghe,  sonno o dall’astenia (sensazione generalizzata di stanchezza).

Abbiamo tutti un amico, un fratello o una sorella, un genitore o un partner che, in momenti di stress fisico o emotivo  si tanatosizza per bene sul divano, non parla, non comunica (secondo lui), riduce le funzioni vitali al minimo e in genere sfodera l’arma segreta: lo sguardo da cane bagnato. Tipo che tu sei lì che  attraversi una stanza e lui tac,  ti spara in faccia lo sguardo melenso e vittimistico  tipico del canide che è rientrato in casa infangato dopo aver scorrazzato nell’aiuola sotto casa. A quel punto tu, padrone del cane, in genere ti intenerisci, tiri fuori la voce più idiota che possiedi e lo coccoli a suon di “non ti preoccupare amore della mamma”. Di solito, dopo  “amore della mamma” il cane bagnato percepisce in voi la resa ma per coerenza non può  permettersi di ritirare il suo aspetto dimesso.

Possedendo L’Homo Sapiens Tanatosizzatus un cervello lievemente più evoluto del canide, sa che il meccanismo può esser ripetuto infinite volte con infinite varianti. C’è una decisione che non riesco a prendere? Tanatosi sul divano con birra.  Il mio lavoro mi fa schifo però non lo lascio? Tanatosi  associata a lamentosi. La mia storia è finita da un pezzo e la quotidianità è tenuta in vita artificiale dall’inerzia? Tanatosi  multipla con sonno letargico et voilà, il giorno dopo si ricomincia con la stessa merda. Da capo. Forever.

La regola  fondamentale della tanatosi  (affinché sia tanatosi reale) è quella  universalmente riconosciuta del Fight Club, ovvero : Non Si Parla della Tanatosi.

Mai. Never.

Se per caso vi venisse mai in mente anche solo di accennare al tanatosizzato che si sta inequivocabilmente tanatosizzando, beh, non è vera tanatosi. Come in natura ad azione corrisponde reazione e la reazione non rientra nel vocabolario del soggetto che stiamo analizzando. Quindi, per riassumere: tanatosi+ sguardo da cane bagnato+ complice che regga il gioco. La tanatosi del regno animale non funzionerebbe se qualcuno non ci cascasse ed è proprio lì che il tanatosizzato fa leva,  su quello che conosce benissimo: il silenzio assenso.  Finche avrà al suo cospetto altri Homo Sapiens che non sollevano argomenti o questioni il ciclo si ripeterà uguale a se stesso. E sapete perché? Perché funziona. Perché ci caschiamo. Perché lo facciamo rientrare in quel contenitore con sopra l’etichetta normalità. Perché a volte persino  li comprendiamo.

Quello che sappiamo e che ci intenerisce  è che questo è un espediente di difesa.

Quello che dimentichiamo è che può essere usato per attaccare.  In silenzio.

Silenzio assenso. Il cerchio si chiude.

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3 thoughts on “Tanatosi o della Non Assunzione di Responsabilità.

  1. L’ho fatto anch’io, in fasi diverse della mia vita. E’ come una palude. Anche quando la conosci, ti capita di ricaderci. E’ una forma di attacco perchè cerca di indurre la complicità altrui. E’ una forma di difesa soprattutto verso sè stessi, per evitare di riconoscere le reali cause dei propri problemi e mettere in discussione le proprie scelte per risolverli. E’ tremendo quando ci si racconta delle palle e si cerca di convincere sè stessi e gli altri che sono vere.

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