piccole cose #20

Le stazioni, perché sono un non-luogo colmo dell’evidenza dei sentimenti. Climax ascendenti emozionali manifesti.

Quelli che accompagnano, e che magari soffrono, soffrono di più che altrove. Quelli che aspettano, lo fanno  più febbrilmente o dolorosamente che da qualche altre parte. E quelli che si annoiano sperimentano la noia nella forma più pura, come mai altrove potrà capitare.

Esplodono piccole gioie estemporanee all’arrivo dei treni, e piccoli dolori smisurati alle partenze perché la vita che si consuma qui non è mediata dal tempo come lo conosciamo fuori, è tempo altro, tempo rubato alla vita vera.

Io lo chiamo  “Superpotere da Binari”: è quella facoltà che ci impedisce di nascondere o di vergognarci di un sentimento o di un’emozione. Se ci fate caso, alla stazione nessuno si nasconde per abbracciarsi, per baciarsi, per sbuffare e nemmeno per sbadigliare.

Bisognerebbe farci un giro nelle stazioni, ogni tanto, per vedere che effetto fa il mondo se ci dimentichiamo che esiste

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