piccole cose #20

Le stazioni, perché sono un non-luogo colmo dell’evidenza dei sentimenti. Climax ascendenti emozionali manifesti.

Quelli che accompagnano, e che magari soffrono, soffrono di più che altrove. Quelli che aspettano, lo fanno  più febbrilmente o dolorosamente che da qualche altre parte. E quelli che si annoiano sperimentano la noia nella forma più pura, come mai altrove potrà capitare.

Esplodono piccole gioie estemporanee all’arrivo dei treni, e piccoli dolori smisurati alle partenze perché la vita che si consuma qui non è mediata dal tempo come lo conosciamo fuori, è tempo altro, tempo rubato alla vita vera.

Io lo chiamo  “Superpotere da Binari”: è quella facoltà che ci impedisce di nascondere o di vergognarci di un sentimento o di un’emozione. Se ci fate caso, alla stazione nessuno si nasconde per abbracciarsi, per baciarsi, per sbuffare e nemmeno per sbadigliare.

Bisognerebbe farci un giro nelle stazioni, ogni tanto, per vedere che effetto fa il mondo se ci dimentichiamo che esiste

piccole cose #18

Il fatto che nessuno conosca il vero motivo che si cela dietro alla mia scelta di fare la raccolta differenziata. Con la carta e la plastica ho un rapporto di quieta indifferenza. La perversione del vetro, invece, è un piacere che pregusto dal momento in cui ripongo ogni singola bottiglia nel contenitore apposito.

Il contenitore apposito è situato sul mio balcone ed è verde. È accanto a quello giallo (plastica) e quello bianco (carta). Contiene il vetro ed è verde, quindi nessuna lotta, mi dispiace cari carta e plastica, ma è lui il mio preferito.

La perversione del piacere di questa piccola cosa si concretizza quando è ora di smaltire  il contenuto del contenitore verde. Il suono di  ogni bottiglia scagliata con più o meno forza nella bocca blu della campana sotto casa è un godimento  sensoriale  assoluto e primordiale.

La consapevolezza che questa mia piccola deviazione contribuisca al benessere del pianeta, poi, è del tutto secondaria.